Carlo Tiviolin - 1970 Carlo Tiviolin - 1970
Russia, inverno dell’anno 1979: freddi polari che incontrano il raffinato calore di una pelliccia d’avanguardia. Le donne russe ai bordi della passerella possono ora sognare e immaginarsi, sugli sfondi maestosi di una Mosca innevata, sfilare in compagnia di nuovi “soldati ussari” di pelli pregiate, dal genio creativo carlotivioli. Le mani dello stilista plasmano il corpo femminile con linci rosse e bianchi mantelli di visone: prestigiosi modelli appaiono, uno dopo l’altro, avvolti come in una nuvola di luce abbagliante.
L’idea di lusso anti-lusso, inaugurata a Roma il 17 luglio del 1971, propaga ormai la sua elegante forza senza più confini e barriere culturali, attraverso una continua espressione e ricerca di sé in forme sempre nuove, ma come legate da un unico, sottile, filo artistico. Sarà così che qualche tempo dopo a Milano, con il tema “Palazzo d’inverno”, rivivranno echi di Russia Imperiale: mantelli di visone selvaggio lavorato velluto, ampi e solenni, con giochi di creste sporgenti a effetto spallina squadrata.
Trascorre il tempo e il meglio, che sarebbe arrivato ogni collezione successiva, è divenuto poesia della pelliccia che mai esaurisce la sua attrattiva. La bandiera rossa a bordo passerella ora non esiste più; l’inconfondibile stile carlotivioli perdura invece come ieri ancora oggi e disegna, nell’incessante scorrere dell’alta moda, un bagliore di eternità.
Carlo Tivioli - 1970
Carlo Tiviolin - 1970 Carlo Tiviolin - 1970 Carlo Tivioli - 1970
Mille righe per una pelliccia irrompono nella scena dell’alta moda degli anni ’70, quando i jeans usano a zampa d’elefante, le calze a rete, gli abiti cortissimi e le scarpe di vernice. Il ritmo dei segni – linee colorate che si specchiano, senza mai toccarsi – disegna una collezione innovativa ispirata all’arte cinetica, dove tutto è in movimento eppure nulla sembra mutare.
I colori, così amati nella loro purezza e unicità, salgono e scendendo come su fili sottili, accarezzando di tintura l’armoniosa figura femminile; fantasie tipiche della camicia maschile conquistano la pelliccia, accompagnate dal tocco estroso dello stilista nei tagli e nei particolari.
Sono gli anni dei visoni nuova maniera della linea jeans millerighe, che fanno innamorare anche le donne più semplici e dalle abitudini precostituite. Pellicce rigate, ricoperte di luccicanti impermeabili di plastica, a seguire le quadrettature multicolori ispirate alla città policroma di Vasarely: collezioni che vestono come una seconda pelle, avveniristiche e al tempo stesso coerenti con i desideri e gusti dell’epoca.
Come un pittore sulla propria tela, carlotivioli dipinge la pelliccia negando, attraverso la semplicità del rigato, ciò che appare superfluo e frivolo. Correndo con lo sguardo funambolo lungo le linee dei suoi capi, mai si perde l’equilibrio tra il perfetto stile e gli adorati giochi di colore che ne contraddistinguono l’espressione artistica.
Carlo Tiviolin - 1970 Carlo Tiviolin - 1970
Disegnare la pelliccia del presente tracciando le linee della futura evoluzione. Così, quando alla fine degli anni ’70 il pelo è di moda per lo più piatto e luminoso, la donna carlotivioli veste già in mosse pellicce dai fitti riccioli naturali, di colore nero: capolavori d’alta moda e tecnica artigianale, vincenti in estro e personalità.
Il nero assoluto, quasi austero, delle calde passioni di una Spagna classica e tradizionale, colora la raffinata linea “Andalusa” di questa redingote in Breitchwanz, movimentata ai bordi da giochi di rouches giganti e godets a ruota che ingentiliscono il capo e regalano volume all’intera figura. Strepitosa l’idea della lavorazione con onde di pizzo Valenciennes, che rincorrono a sbalzi irregolari le pieghe del disegno naturale delle pelli Swakara attillando alla perfezione il corpo femminile. La pelle lucida e il raso si fondono splendidamente con questi elementi, che pare quasi di osservarli danzare in un’armonia infinita.
La pelliccia, accollata romanticamente, è immersa nel nero persiano tutto impunturato di pizzo, come in una notte andalusa tra le sue stelle; a darle il tocco finale, nell’opera d’arte vivente, è la rosa nera tra i capelli di colei che la indossa. Seducente e preziosa, i suoi tagli richiamano dettami classici degli anni ’50, interpretati in una nuova luce: spalle importanti e squadrate, vita sottile avvolta da cintura, ampiezze calibrate.
Continue fonti d’ispirazione convergono nella collezione dove l’importanza del passato, le massime espressioni dell’arte e il senso del bello s’intrecciano con la libertà dello stilista dando vita a un capo di esclusiva unicità.
Carlo Tivioli - 1970